Descrizione
Antico bracciale proveniente dalla regione del Karamoja, nel nord-est dell’Uganda, realizzato utilizzando due grandi sezioni di zanna di facocero unite da pelle animale. Questo tipo di ornamento era tradizionalmente associato alle popolazioni pastorali Karamojong, per le quali il bestiame, la caccia e il prestigio personale costituivano elementi centrali della vita sociale.
La forma circolare e le imponenti zanne di facocero conferiscono al manufatto una presenza scultorea di grande impatto. La pelle originale ancora conservata nei punti di giunzione testimonia l’antichità dell’oggetto e il suo utilizzo tradizionale. Gli evidenti segni del tempo, la patina naturale e l’usura coerente con l’età ne accrescono il valore etnografico.
Nella cultura Karamojong gli ornamenti corporei rappresentavano spesso simboli di identità, prestigio, coraggio e appartenenza al gruppo. Gli elementi derivati da animali selvatici, come le zanne di facocero, erano particolarmente apprezzati e associati al valore venatorio e al prestigio personale.
Approfondimento storico
Questo raro bracciale, conosciuto con il nome tradizionale di Ngikel-acputir, appartiene alla cultura dei Nyangatom, popolazione agro pastorale che vive tra la bassa Valle dell’Omo, nel sud ovest dell’Etiopia, e l’area sud orientale del Sud Sudan. Era un ornamento indossato dai guerrieri della comunità e rappresentava un simbolo di forza, coraggio e prestigio personale.
Realizzato con zanne di facocero accuratamente sagomate e unite mediante robuste legature in pelle, il bracciale testimonia la profonda conoscenza delle risorse naturali e delle tecniche artigianali sviluppate da questo popolo. L’impiego delle zanne di facocero non aveva soltanto una funzione estetica, ma richiamava anche le qualità attribuite all’animale, come determinazione, resistenza e capacità di difesa.
L’esemplare è databile tra la fine del XIX secolo e gli inizi del XX secolo e proviene da un’importante collezione privata europea.
Un manufatto analogo è pubblicato nel volume Joyas del Africa Oriental, Kumbi Saleh, 2006, p. 52, a conferma dell’interesse etnografico e collezionistico di questa tipologia di ornamento.















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